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FITOTERAPIA  &  
            SPAGYRIA VEGETALE

"tutti i prati e i pascoli, le montagne e le colline, sono farmacie.

nella natura tutto e' una farmacia 

che non possiede neppure un tetto"

Paracelso

La Fitoterapia è una pratica antichissima, praticamente esistente da quando esiste l’uomo, il quale per istinto ha imparato a distinguere le piante utili da quelle velenose. Le prime testimonianze sull’utilizzo medico delle piante risalgono al 10000 AC. Il primo reperto storico è invece del 1500 AC: si tratta del famoso papiro egizio di Ebers, che riporta lo studio sistematico di circa 160 medicamenti a base di piante. Praticamente la Fitoterapia ha accompagnato la storia dell'uomo fin dai suoi albori: l'utilizzo terapeutico delle piante si ritrova infatti in tutti i sistemi terapeutici umani, di ogni parte del mondo, da quelli più antichi basati su osservazione ed empirismo, a quelli più sofisticati della moderna biomedicina.

Fino a circa 100 anni fa ogni medico era un profondo conoscitore delle proprietà farmacologiche delle piante. Pensate che è solo nel 1897 che, in un laboratorio del colorificio Bayer, fu iniziata la produzione del primo vero farmaco di sintesi, l’acido acetil salicilico, il principio attivo dell'aspirina; prima di questo momento i medici utilizzavano piante a salicilati, come la Spirea Ulmaria o il Salix Alba. Il primo barbiturico fu sintetizzato nel 1903 e il cortisone fu inventato solamente nel 1944. 

"Tutto è veleno.

Non esiste nulla che non sia veleno.

Solo la dose fa in modo che il veleno non faccia effetto" 

 

Paracelso

Questa frase di Philippus Theophrastus Bombast von Hohenheim, detto Paracelsus o Paracelso (1493 – 1541), medico, fitoterapeuta, alchimista e astrologo svizzero, mi serve per introdurre una grande Verità, che a mio modestissimo parere riguarda tutti coloro che si approcciano al mondo della Fitoterapia: le piante non sono meno efficaci dei farmaci, né sono più lente, né tanto meno sono innocue.

MITI DA SFATARE

 

La differenza sostanziale tra un farmaco e una pianta è che il farmaco di solito ha un solo principio attivo, a concentrazione nota e mirato, mentre la pianta ha migliaia di componenti che agiscono in sinergia tra di loro e che formano il cosiddetto fitocomplesso. Dunque l'andamento farmacodinamico e farmacocinetico di un estratto vegetale non è così prevedibile come quello di un farmaco, ma questo non è necessariamente una criticità. 

Ne è un esempio l'antibiotico resistenza dello stafilococco MRSA che si sta verificando negli ultimi anni, e che è una delle cause di morte più importante negli ospedali: in sostanza, gli antibiotici cominciano a non funzionare più. Quando noi usiamo un olio essenziale la possibilità di sviluppare antibiotico resistenza è veramente basso o addirittura nulla, perché appunto il fitocomplesso dell'olio è costituito da centinaia di molecole, e un batterio, per quanto velocissimo nelle sue mutazioni, non può resistere a tutte. 

Dunque le piante non sono antitetiche rispetto ai farmaci: chi le conosce veramente sa che usarli usciere ai farmaci può anche migliorare la risposta del paziente a quest'ultimi. 

"Le piante sono meno pericolose dei farmaci

solo per chi non le conosce affatto" 

Pamela Bonaccini 

In commercio esistono milioni di integratori, che sembrano adatti a tutti e a tutte le patologie, ma non è assolutamente così. Di solito la gente va dal farmacista in inverno a chiedere se c'è qualcosa per l'influenza e quasi sicuramente questo vi darà un rimedio a base di Echinacea, dicendovi che  tanto male non fa, “è naturale”... e che serve per “fortificare il sistema immunitario”.

In questa frase ci sono almeno 5 errori terapeutici a mio avviso. 

Innanzitutto naturale non vuol dire nulla: il virus stesso è naturale, se è per questo! Così come non significa nulla "fortificare le difese". Il sistema immunitario è fatto di centinaia di cellule e molecole con azioni anche opposte, e bisogna capire bene che cosa vogliamo fare; talvolta, stimolare non è la soluzione migliore, alcune volte sarebbe più adatto modulare, come spiego bene nella pagina dedicata alla Micoterapia. Poi, l'Echinacea non è la pianta adatta per le sindromi virali, ma semmai per rinforzare le difese umorali nei confronti di sovrainfezioni batteriche che si, possono verificarsi anche durante un influenza. E infine - cosa non trascurabile a mio avviso - che motivo c'è di andare a prendere una pianta che cresce in un altro continente se qui alle nostre latitudini, appena fuori da casa, abbiamo campi di Rosa Canina o di Sambuco, tra l'altro anche molto più indicati per le sindromi influenzali?

"La differenza nell'arte terapeutica

non la fa la sostanza che usiamo:

la fa chi la prepara e chi la prescrive"

Pamela Bonaccini 

E qui entra in gioco la Spagyria: l'Alchimia Vegetale.

In una recente intervista il Dr. Carlo Conti ha spiegato brevemente cos’è l’alchimia 

spagyrica: ”è una filosofia e pratica antichissima, originaria dell'Egitto antico, che concepisce tutto ciò che esiste (visibile e invisibile) come frutto di relazioni tra forze energetiche o Archetipi. Si può dire, a giusta ragione, che la spagyria sia il corrispettivo occidentale della più nota energetica orientale. La medicina Spagyrica utilizza il simile fisiologico (cum similia) e studia i processi energetici in atto sostenendo le componenti debilitate che non sono in condizione di potersi esprimere adeguatamente. In altre parole le qualità energetiche carenti nell'individuo possono essere nutrite con rimedi opportunamente scelti - e possibilmente, opportunamente preparati ad hoc - al fine di operare un naturale riequilibrio dell'organismo in tutte le sue molteplici dimensioni".

Possiamo quindi asserire che i rimedi Spagirici riportano in equilibrio la persona a 360° lavorando su Corpo Anima e Spirito.

Il terapeuta che sceglie di fare Spagyria non impara solo un'operatività teorica e pratica con le piante diversa da quella della Fitoterapia classica - in quanto è proprio diversa la metodica di scelta e preparazione delle piante - ma soprattutto sceglie di fare un Cammino Iniziatico.

Difatti si scelgono solo le piante più più vigorose, in un dato orario calcolato astrologicamente secondo ​la Sequenza Caldaica, e si lavora la pianta per un tempo lunghissimo - mesi - con delle modalità che permettono di mantenerla "energeticamente immortale" e magneticamente informata dalla luce per tutto l'arco della lavorazione. ​

Per me la Spagyria è stato il naturale proseguimento dal Dao ("La Via") taoista, e il cerchio che si chiudeva come Preparatore e Formulista, in quanto non ero mai riuscita prima ad avere degli estratti che rappresentassero  "in toto" le potenzialità della pianta. 

Lo studio della Spagyria, così come l'arte di preparare le piante in un'ottica spagyrica, oltre che un percorso di conoscenza, è dunque soprattutto un percorso di crescita e trasformazione personale: si entra in comunicazione con la pianta, col suo simbolismo, col suo potere, azzerando ogni preconcetto; si ristabilisce una ritmicità sincrona con il tempo scandito dalla natura; e infine, si inizia una nuova esistenza: durante la preparazione della pianta sperimentiamo la morte simbolica della materia - e con essa quella della nostra "vecchia modalità di pensiero" - per garantire ogni volta la rinascita di un nostro nuovo Io. 

"La Spagyria è la dimostrazione oggettiva e tangibile che

esiste qualcosa di effettivamente superiore che è in grado di interagire

con il mondo fisico, e di conseguenza,

con il corpo e la salute dell’uomo"

Carlo Conti 

 

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